Referendum abrogativi del 12 e 13 giugno 2011

A seguito delle consultazioni referendarie svoltesi il 12 e 13 giugno 2011 sono stati abrogati l’art. 23-bis del Decreto Legge 112/2008, convertito con Legge 133/2008. così come modificato e integrato dall’art. 15, comma 1, del Decreto Legge 135/2009, convertito con Legge 166/2009, in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, nonché l’art. 154, comma 1, del D. Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente), nella parte in cui, tra i criteri di determinazione della tariffa idrica, faceva riferimento a quello “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. I quesiti referendari approvati, inoltre, comportano la conseguente soppressione del D.P.R. 7 dicembre 2010 n. 168, recante il regolamento attuativo della disciplina di cui al menzionato art. 23-bis, mentre hanno lasciato invariate le attuali previsioni transitorie dell’art. 170 del D.Lgs. 152/2006 (non soggetto a referendum), che prevedono l’applicazione del Metodo Normalizzato di cui al D.M 1° agosto 1996 sino all’adozione di una nuova metodologia tariffaria.

In via generale gli effetti dell’abrogazione referendaria, che ai sensi della Legge n. 352/1970, dichiarata dal Presidente della Repubblica con proprio decreto del 20 luglio 2011, non determinano alcuna reviviscenza delle norme eventualmente abrogate dalle disposizioni normative sottoposte con esito positivo a quesito referendario (sentenze della Corte Costituzionale n. 24/2011, n. 31/2000 e n. 40/1997) e operano ex nunc secondo quanto previsto dall’art. 75 della Costituzione.

In considerazione del quadro sopra descritto si deve ritenere che il venir meno del regime transitorio degli affidamenti in essere precedentemente disposto dal richiamato art. 23-bis abbia fatto venir meno anche il complesso di cause di cessazione dei medesimi, con particolare riferimento alle gestioni in house, alle gestioni affidate direttamente a società miste nelle quali la selezione mediante gara non avesse avuto contemporaneamente a oggetto la qualità di socio e l’attribuzione dei compiti operativi, nonché agli affidamenti diretti alla data del 1° ottobre 2003 in favore di società quotate e loro controllate.

L’effetto medio-tempore intervenuto dei fenomeni sopra descritti risulta essere stata la rimozione dal nostro ordinamento di quei limiti di diritto interno che avevano condotto a una disciplina più rigorosa rispetto a quella comunitaria in merito all’in house per lasciare spazio alla disciplina e ai princìpi consolidatisi a livello comunitario (Trattato UE e giurisprudenza della Corte di Giustizia).

Si deve infine segnalare che, nella valutazione degli effetti delle abrogazioni referendarie, si deve tenere conto della modifica della disciplina della materia intervenuta a seguito del Decreto Legge n. 70/2011, convertito con modificazioni in Legge n. 106 del 12 luglio 2011, che, istituendo l’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, ha ridefinito competenze e modalità per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato. In base alla richiamata disciplina, infatti, l’Agenzia – le cui funzioni come si vedrà in seguito sono state medio-tempore trasferite all’Autorità per l’energia elettrica e il gas – ha il compito di definire le componenti di costo per la determinazione della tariffa relativa ai servizi idrici e di predisporre il conseguente metodo tariffario, anche tenendo conto “in conformità ai princìpi sanciti dalla normativa comunitaria, sia del costo finanziario della fornitura del servizio sia dei relativi costi ambientali e delle risorse, affinché sia pienamente realizzato il principio del recupero dei costi e il principio «chi inquina paga»”. Con la legge 214/2011 l’Agenzia è stata soppressa e le funzioni di regolazione e controllo dei servizi idrici sono state trasferite all’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (vedi infra).